La Seconda Guerra Mondiale e il dopoguerra fortemente innovativo nelle società occidentali, la contrapposizione tra Paesi al di qua e al di là della “cortina di ferro”, l’allargamento delle disparità tra il Terzo mondo e la restante parte del pianeta: notevole è la densità storica del pontificato Pio XII (1939-1958) ricostruita e valutata dai seguenti interventi che – già come nel precedente numero de ”l’Informatore” – propongo sulla base di un testo del mio concittadino desiano Beppe Manga, sempre avendo come riferimento il ”Manuale di storia della Chiesa” da me diretto.

Il pontificato di Pio XII durante la Seconda Guerra Mondiale
Eugenio Pacelli venne eletto papa, assumendo il nome di Pio XII, il 2 marzo 1939, proprio nel giorno del suo 63° compleanno. Nato a Roma da una famiglia appartenente alla nobiltà papalina, da giovane sacerdote entrò a servizio della Santa Sede e, quale segretario della Congregazio­ne affari ecclesiastici straordinari, collaborò con papa Benedetto XV alle varie iniziative intraprese per alleviare i gravi disagi provocati dalla Grande Guerra. Dopo aver svolto la missione di nunzio in Germania, fu chiamato nel 1930 alla Segreteria di Stato da Pio XI.
Il pontificato di papa Pacelli si collocò in un’epoca fra le più drammati­che dell’Occidente, che vide l’imperversare dei totalitarismi, la Seconda Guerra Mondiale, il riemergere di molti Paesi extraeuropei dal colonia­lismo e l’avanzare della secolarizzazione.
Le linee dominanti del ministero di Pio XII, in continuità con il suo predecessore, si basarono inizialmente sull’affermazione della sovranità universale di Cristo, nonché sull’apporto dei laici per tentare di ricon­durre a Cristo le masse che si erano distaccate dalla Chiesa. ravvio del pontificato coincise con quello del conflitto mondiale, cui cercò di op­porsi con un accorato appello alla pace, vivendo un disagio profondo per non essere riuscito ad evitare l’evento bellico. Assunse da subito una posizione di neutralità e, per la sua linea più attendista (a differenza del predecessore), evitò di pronunciare esplicite e forti condanne del nazi­smo. Va detto che l’intervento della Santa Sede avrebbe potuto fare ben poco per evitare il conflitto. Tale atteggiamento di estrema prudenza è anche da ricercare nel fatto che si doveva fare i conti con qualche situazione delicata, come la persecuzione verso i cattolici polacchi, che avrebbe potuto subire un feroce inasprimento. La Santa Sede si prodigò in ogni caso nell’assistenza alle popolazioni colpite dalla guerra, ai pri­gionieri, ai profughi.

Di fronte alla strage nazista verso gli ebrei, divenuto vero e proprio pia­no di annientamento all’ inizio del 1942, Pio XII usò uno stile scrupo­losamente diplomatico, anche in questo caso cercando di non inasprire quel regime per non aggravare ulteriormente la situazione degli oppres­si. Tale prudenza venne in seguito ritenuta eccessiva da diverse parti, il che suscitò peraltro svariate critiche, che avrebbero poi dato seguito a dibattiti storiografici. Quando le sorti del conflitto cominciarono a piegarsi a favore degli Alleati, la Santa Sede invocò pietà per le nazioni sconfitte, chiedendo venisse loro lasciato l’opportunità di una rinasci­ta, facendo intendere che questa richiesta non era certamente a difesa del regime nazista o fascista, ma a favore della popolazione tedesca e italiana. Pressante fu la preoccupazione di papa Pacelli per l’itegrità di Roma, sia in occasione dell’occupazione tedesca che di fronte alla minaccia di bombardamenti alleati, atteggiamento che meritò al ponte­fice l’elogio quale “defensor civitatis”. Questa particolare attenzione per la Città eterna sarebbe poi stata utilizzata dai suoi critici, mettendola a confronto con i cosiddetti “silenzi” sulloppressione del popolo ebraico.

Fonte: U. Dell’Orto-S. Xeres, Manuale di Storia della Chiesa, vol. 4, ed. Morcelliana, 2017.

Pio XII nelle tensioni e nei cambiamenti del dopoguerra
Finita la guerra nel 1945, il papa si attivò per la costruzione di un nuo­vo ordine internazionale che consolidasse la pace ed evitasse ulteriori
squilibri. Era il tempo in cui emergevano tra i vincitori del conflitto i
due grandi blocchi, statunitense e sovietico, aventi opposte visioni. La Chiesa in quanto annunciatrice della vocazione soprannaturale dell’uo­mo non poteva che contrapporsi al comunismo. Tutto questo aggravò la politica di aggressione dell’URSS e dei paesi satelliti verso le loro Chie­se locali. Si ricorda in proposito l’incarceramento di alti prelati, quali i cardinali Stepinac (in Yugoslavia), Mindszenty (in Ungheria) e Wyszyn­sky (in Polonìa), oltre a numerosi sacerdoti, episodi che condizionarono l’attività cattolica in tuti i Paesi dell’est, dando origine al fenomeno co­nosciuto come “Chiesa del Silenzio”

Contemporaneamente diveniva particolarmente tragica la situazione della Chiesa anche in Cina, con l’espulsione di tutti i missionari e con la creazione di una nuova Chiesa locale separata da Roma e sottomessa al regime (la così detta “Chiesa patriottica”).
Alla luce di questa situazione, nel 1949 il Sant’Uffi.cio proibì ai cattolici di aderire o collaborare ai partiti comunisti, pena la scomunica. La dura presa di posizione, che si dice voluta dal papa in contrasto con alcuni suoi collaboratori, suscitò diverse perplessità, oltre che oggettive dif­ficoltà di applicazione. In questo quadro, all’alleanza preferenziale col blocco occidentale contro il comunismo, nella curia romana c’era chi suggeriva un’alternativa quale “terza via” (come mons. Montini, futuro arcivescovo di Milano e poi papa Paolo VI). In effetti, papa Pacelli mi­rava a costituire una civiltà cristiana, che fosse vera alternativa ai due blocchi mondiali, in cui Dio venisse riconosciuto come fondamento dell’ordine universale. Fu però questa una visione illusoria, che contri­bui non poco a creare intorno alla Santa Sede un alone di isolamento rispetto all’evoluzione internazionale. Peraltro furono positivamente recepiti dal Vaticano quei fermenti che andavano favorendo un progetto di unità dell’Europa. Qui si segnala l’imporsi di figure di politici catto­lici, quali Adenauer in Germania, Schumann in Francia, De Gasperi in Italia.
Nell’intento di recuperare alla religione le grandi masse, il papa die-
de particolare lustro all’evento dell’Anno santo del 1950 e, al culmine di queste celebrazioni, il 1 ° novembre di quell’anno proclamò il dog-ma dell’Assunzione di Maria in cielo. I.:accorrere di folle di pellegrini a Roma fu un dato di fatto. Ma gli eventi degli anni successivi decretaro­no la fine del sogno papale della ricostruzione della società cristiana, con l’affermarsi di chiari sintomi della secolarizzazione. A Roma nel 1954 si arrivò a una spaccatura in seno all’Azione Cattolica nei confronti della stessa Santa Sede: a seguito di tali fatti mons. Montini, molto le­gato agli ambienti del laicato soprattutto universitario, venne nominato Arcivescovo di Milano (promoveatur ut amoveatur … ). Il papa osteggiò anche il fenomeno dei preti operai, sorto in Francia e seguito anche al­trove.
Nel 1957 papa Pacelli dettò linee propositive per la cooperazione tra le Chiese europee e le nuove Chiese dell’Africa con l’enciclica “Fidei Do­num”, grazie alla quale da allora fino ad oggi molti preti diocesani si misero e si mettono a disposizione delle Chiese extra europee.

Di fronte a problemi che incalzavano in varie parti del mondo, il ponti­ficato di Pio XII assunse una coloritura personalistica, dando un senso di isolamento persino rispetto alla stessa curia romana. Già dal 1944 non era più stato nominato un segretario di Stato (vi erano due pro­segretari, cioè mons. Montini e mons. Tardini) e il pontefice governò gli ultimi tempi in maniera sempre più solitaria, spegnendosi a Castel­gandolfo nell’ottobre 1958. Con Pacelli tramontava l’idea di una Chiesa posta al centro del mondo, il cui magistero doveva essere in grado di interpretare anche le situazioni più complesse. Si era alla ricerca di una strada da percorrere e in tale contesto l’opera dello Spirito Santo non avrebbe tardato a manifestarsi con l’elezione di un papa anziano anagra­ficamente che però, stupendo molti ( compresi, probabilmente, molti dei suoi elettori), si mostrò giovane nello spirito e di una non comune avve­dutezza nel saper cogliere i grandi cambiamenti in atto e la necessità per la Chiesa di rinnovarsi.


Fonte: U. Dell’Orto-S. Xeres, Manuale di Storia della Chiesa, voi. 4, ed. Morcelliana, 2017.