«Siate una profezia di pace. Una società dove la famiglia è trascurata o che ne dà per scontate la fragilità e precarietà, è malata di una tristezza inguaribile. Siate una testimonianza che la vita è capace di generare vita, che l’esistenza non è un’avventura solitaria, ma un affidamento gli uni agli altri e che le differenze non sono un motivo per contrapporsi, ma per scambiarsi doni».

È questo che la Chiesa si aspetta – e che una società sana dovrebbe sempre attendersi – dalla famiglia, dalle coppie di fidanzati e di sposi. A dirlo è l’Arcivescovo che, nella basilica di sant’Ambrogio, incontra oltre 250 coppie che si preparano alla Celebrazione del Sacramento del matrimonio. Il bel momento annuale si articola tra preghiera, canti, ascolto della Parola di Dio e di alcuni stralci della Lettera pastorale e anche tra le domande poste da alcuni fidanzati e le risposte del Vescovo che propone anche una sua riflessione più complessiva.

Il titolo della Lettera pastorale, “Cresce lungo il cammino il suo vigore”, con il versetto del Salmo 84, è lo stesso scelto per l’incontro che si apre nell’atrio di Ansperto, da cui i fidanzati entrano in processione nella basilica, seguendo il Libro dei Vangeli con l’Arcivescovo, il vicario episcopale di Settore, don Mario Antonelli e i responsabili del Servizio diocesano per la Famiglia, il diacono permanente, Luigi Magni, la moglie, Michela Tufigno e don Luciano Andriolo.

La riflessione dell’Arcivescovo

Dal Vangelo della Trasfigurazione narrata da Marco, si avvia la riflessione del vescovo Mario. «Un uomo e una donna che si amano, e che si sono messi in cammino per prepararsi al matrimonio cristiano, vivono momenti esaltanti, come una trasfigurazione e vivono momenti di ordinario tirare avanti. Ma la promessa di Gesù è di essere con i suoi discepoli tutti i giorni».

Da qui, una sorta di “decalogo” per comprendere la presenza del Signore ogni giorno della settimana. «Gesù è presente la domenica, nel giorno in cui la Chiesa si raduna. La coppia che si prepara al matrimonio è chiamata a convergere per la Messa domenicale della comunità e sperimenta la grazia di essere in una comunità di fratelli e sorelle, di condividere la parola e il pane, le notizie e le amicizie. La solitudine è vinta, la condivisione incoraggia, edifica, consente uno scambio di esperienze che può ridimensionare i problemi e incoraggiare i sogni».

Gesù continua a essere tra noi il lunedì, nella giornata di inizio settimana, «quando la sveglia si accompagna con il malumore, la malavoglia, l’avviarsi stentato, perché la giornata non promette nulla di entusiasmante e certi incontri già si annunciano esasperanti, Ma c’è una buona ragione per reagire al malumore e alla malavoglia: la persuasione che la vita non è un tirare avanti, ma una vocazione a trasfigurare le situazioni per renderle occasioni. Forse, tra il ragazzo e la ragazza che si vogliono bene, un messaggio di “buon giorno” per la persona amata rende buono il giorno anche per chi lo manda. Forse, un Salmo di lode può aprire il cuore alla meraviglia anche quando la finestra si apre su una città un grigia».

E, poi, i giorni, come succede spesso il martedì, «che sono un campo di battaglia, in cui la frenesia scatena l’adrenalina, l’incalzare degli adempimenti travolge, esalta, strema. Il vigore cresce lungo il cammino perché c’è quel minuto in cui una voce amica o un’immagine cara restituiscono il senso di tanto fare e correre». O perché c’è il raggio di luce che ci attraversa entrando un minuto in una chiesa.

Con il brano della Lettura breve della Compieta del mercoledì – “Non tramonti il sole sulla vostra ira” -, l’Arcivescovo osserva: «Può succedere di litigare, di restare amareggiati per una parola o per una dimenticanza, di irritarsi per un puntiglio incomprensibile. Può succedere, ma le persone che si amano inventano il rito del perdono, perché l’amarezza non si sclerotizzi e la ferita non diventi una cancrena».

Si prosegue con Gesù che è presente anche il giovedì, quando può accadere di non essere insieme a causa degli impegni di ciascuno. «L’amore non toglie il respiro, non isola, non chiude nell’ambito ristretto della coppia, ma nessuno può dimenticare la priorità che è costruire una famiglia per adempimenti che diventano idoli».

Il venerdì è il giorno che ricorda la Croce. «La memoria della forma crocifissa dell’amore fino alla fine, continua a commuovere, a ispirare, a insegnare che sarebbe ingenuo immaginare che l’amore non comporti anche sacrifici. Talvolta, proprio la persona amata può essere la spina che trafigge, proprio la parola che più aspetti dall’uomo, dalla donna che ami, è quella che più può deludere. Chi ha deciso di seguire Gesù si dispone a imparare come si possa lasciarsi condurre anche dal soffrire a un amore più grande e a una dedizione più definitiva».

Infine il sabato, giorno in cui imparare l’arte di riposare, «prendendosi tempo per camminare con la persona amata, un tempo lento per coltivare un fiore o perché un libro possa raccontarci una storia».

Le domande dei fidanzati

Poi, appunto, le domande. Dennis e Roberta da Masate, partono dal versetto del Salmo 84 e si domandano come non far venir meno, nelle inevitabili fatiche della vita, il vigore.

«Questa è una bella domanda che deve sempre accompagnarvi. Non c’è una ricetta, ma forse, potete consigliarvi con chi ha una lunga esperienza, genitori, nonni o coppie guida. Quello che aiuta sono la preghiera delle Lodi e la preghiera che ci fa dire che ogni giorno è un giorno benedetto da Dio. Inoltre, bisogna avere dei riti che si ripetono, ma capaci di diventare principi di rinnovamento. Sarebbe bello, per esempio, che, nel giorno dell’anniversario di nozze, visitaste qualche santuario compiendo un pellegrinaggio; oppure, scambiarsi sempre il bacio della buonanotte come segno di riconciliazione e di benevolenza reciproca. Questo permette a ciascuno di recuperare la bellezza della propria vocazione».

Daniele e Giulia di Cesano Boscone osservano: «Incontriamo tante persone, anche lontane dalla fede. Come offrire loro una testimonianza concreta?».

Semplice e, insieme, non facile la risposta: «Penso che la nostra prima testimonianza debba essere la gioia, dimostrando che la presenza di Dio nella nostra vita ci rende contenti. Questa è la gioia dei discepoli, dei credenti, delle coppie che si sono sposate nel Signore. E c’è la carità, l’attenzione verso gli altri, la preghiera. Dite un’Ave Maria pensando ai volti e alle storie di chi avete incontrato e che, magari, vi ha comunicato uno scoraggiamento, un problema. Talvolta, gli uomini e le donne del nostro tempo non sanno più a chi rivolgersi, ma qualcuno, di cui si sa che è cristiano, può pregare e con una preghiera di intercessione».

Luca e Claudia di Milano pongono l’interrogativo su cosa la Chiesa e la società si attendano dalle coppie e dalla famiglia.

«La Chiesa ha sempre ritenuto che la famiglia sia la cellula che fa la società. Dalle coppie di persone che si vogliono bene, che hanno dei figli, che vivono la trama dei rapporti familiari, nasce la Comunità cristiana. La coppia, proprio perché convive con un patto di fedeltà, perché è feconda, grata dei rapporti non sempre facili con le famiglie di origine e con i figli, dà alla società una speranza. Offre il segno che siamo diversi – la prima differenza è tra uomo e donna – , eppure non siamo destinati a farci la guerra, ma a dire che la differenza è una ricchezza. La Chiesa si aspetta che siate una profezia di pace».

A conclusione, la recita corale della preghiera di san Paolo VI, del Padre Nostro tenendosi per mano, della preghiera dei Fidanzati e la consegna simbolica della preghiera “per il nostro matrimonio”, suggellano un incontro vissuto nella gioia.