Domenica 29 settembre la Chiesa celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Una ricorrenza che papa Francesco ha voluto fissare in questa data «perché “non si disperdesse” fra le numerose occasioni celebrative che caratterizzano il mese di gennaio (ove era stata collocata da qualche anno)», come spiega don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale dei Migranti, in una comunicazione inviata ai parroci, nella quale auspica che la celebrazione «non sia considerata un di più che viene ad aggiungersi, quanto piuttosto come qualcosa che è già parte della pastorale e già la intesse».

Una considerazione che si lega anche al significato del Messaggio del Papa per la Giornata: a partire dal titolo «Non si tratta solo di migranti» fino a tutto il contenuto, che rileva – spiega sempre Vitali – «come i migranti siano solo la punta dell’iceberg di una questione più complessa, che ha a che fare con la cultura dello scarto, le sperequazioni, le nostre paure, il nostro senso di umanità e di carità; e ancora con il senso del Vangelo, con la misericordia, l’empatia, con il considerare l’altro degno quanto me di una vita buona, felice, piena».

Con la medesima visione del Pontefice (che scrive: «Non si tratta solo di migranti: si tratta di tutta la persona, di tutte le persone. In questa affermazione di Gesù troviamo il cuore della sua missione: far sì che tutti ricevano il dono della vita in pienezza, secondo la volontà del Padre»), il Sinodo minore «Chiesa dalle genti» ha puntato a favorire una riflessione per imparare ad “abitare nel mondo ancora capaci di fraternità e solidarietà, per rispondere al desiderio di una vita buona e felice per tutti, favorendo la consapevolezza che la vita di tutte le persone è collocata nel disegno provvidente di Dio» (Chiesa dalle genti: responsabilità e prospettive. Orientamenti e norme, pagg. 21-26).

Il passo suggerito da Vitali, allora, è quello «di ampliare la riflessione, di non lasciarsi travolgere dalle parole urlate e imbruttite e provare invece a riparare un’umanità ferita, secondo la logica della Buona Notizia». L’invito conseguente a parroci e fedeli è quello di «dare il giusto rilievo» alla Giornata, tenendo conto del ricco materiale a disposizione sul sito della Fondazione Migrantes.