«In questi giorni di prova, mentre l’umanità trema per la minaccia della pandemia, vorrei proporre a tutti i cristiani di unire le loro voci verso il Cielo». È l’appello di ieri del Papa che, al termine dell’Angelus trasmetto in diretta streaming dalla Biblioteca apostolica vaticana, ha invitato «tutti i Capi delle Chiese e i leader di tutte le Comunità cristiane, insieme a tutti i cristiani delle varie confessioni, a invocare l’Altissimo, Dio onnipotente, recitando contemporaneamente la preghiera che Gesù Nostro Signore ci ha insegnato. Invito dunque tutti a farlo parecchie volte al giorno, ma tutti insieme recitare il Padre Nostro mercoledì prossimo 25 marzo a mezzogiorno», la proposta. «Nel giorno in cui molti cristiani ricordano l’annuncio alla Vergine Maria dell’Incarnazione del Verbo, possa il Signore ascoltare la preghiera unanime di tutti i suoi discepoli che si preparano a celebrare la vittoria di Cristo Risorto».

Come Chiesa di Milano, raccogliamo di cuore l’invito del Papa a pregare il Padre nostro – dice il diacono Roberto Pagani, responsabile del Servizio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo, in una comunicazione inviata agli incaricati zonali e decanali e a tutti gli interessati -. È un piccolo gesto che ci permette di condividere la preghiera individuale e contemporanea per tutti le persone che sono morte, i loro familiari, quelle malate, quello che soffrono, quelle sole, quelle più fragili, e perché ciascuno di noi, nei limiti del possibile, sappia essere segno dell’amore di Dio Padre per ciascuno dei suoi figli».

«Con questa medesima intenzione, venerdì prossimo 27 marzo, alle ore 18, presiederò un momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza vuota – ha annunciato Francesco -. Fin d’ora invito tutti a partecipare spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione. Ascolteremo la Parola di Dio, eleveremo la nostra supplica, adoreremo il Santissimo Sacramento, con il quale al termine darò la Benedizione Urbi et Orbi, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria».

«Alla pandemia del virus vogliamo rispondere con la universalità della preghiera, della compassione, della tenerezza – ha spiegato il Papa -. Rimaniamo uniti. Facciamo sentire la nostra vicinanza alle persone più sole e più provate. La nostra vicinanza ai medici; vicinanza agli operatori sanitari, agli infermieri, alle infermiere, ai volontari; vicinanza alle autorità, che devono prendere misure dure ma per il nostro bene. Vicinanza ai poliziotti, ai soldati che per le strade cerano di mantenere sempre l’ordine, perché si compiano le cose che il Governo chiede di fare per il bene di tutti noi. E vicinanza a tutti». Infine, la «vicinanza alle popolazioni della Croazia colpite questa mattina da un terremoto: il Signore Risorto dia loro la forza e la solidarietà per affrontare questa calamità».