Il Papa: la morte va accolta, non somministrata

Nella catechesi dell’udienza generale, dedicata a San Giuseppe patrono della “buona morte”, Francesco ringrazia i progressi della medicina nelle “cure palliative” per accompagnare il “fine vita”, ma ricorda che eutanasia e suicidio assistito sono “inaccettabili”: “La vita è un diritto, non la morte”
Stefano Ferrario

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Sì alle cure palliative, no all’aiuto al suicidio

E sottolinea che dobbiamo essere grati alla medicina che attraverso le “cure palliative” aiuta a vivere l’ultimo tratto di strada “nella maniera più umana possibile”, ma non dobbiamo “confondere questo aiuto con derive anch’esse inaccettabili che portano ad uccidere. Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare qualsiasi forma di suicidio”. E quindi “va sempre privilegiato il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano mai scartati”.

Immorale l’accanimento terapeutico

Se in Vangelo ci dice, prosegue il Papa, “che la morte arriva come un ladro”, per quanto noi tentiamo di volerla tenere sotto controllo, “magari programmando la nostra stessa morte”, rimane un evento con cui “dobbiamo fare i conti e davanti a cui fare anche delle scelte”. Due, sottolinea, sono le considerazioni “per noi cristiani”. La prima, affrontata anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica: Non possiamo evitare la morte, e proprio per questo, dopo aver fatto tutto quanto è umanamente possibile per curare la persona malata, risulta immorale l’accanimento terapeutico.

Accompagnare alla morte, non provocarla

Quanta saggezza, aggiunge Francesco, nella frase del popolo fedele di Dio: “lascialo morire in pace”. La seconda considerazione “riguarda invece la qualità della morte stessa, del dolore, della sofferenza”: Dobbiamo essere grati per tutto l’aiuto che la medicina si sta sforzando di dare, affinché attraverso le cosiddette “cure palliative”, ogni persona che si appresta a vivere l’ultimo tratto di strada della propria vita, possa farlo nella maniera più umana possibile. Dobbiamo però stare attenti a non confondere questo aiuto con derive anch’esse inaccettabili che portano ad uccidere. Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare qualsiasi forma di suicidio.

La vita è un diritto, non la morte

Per questo “va sempre privilegiato il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano mai scartati”.

La vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata. E questo principio etico riguarda tutti, non solo i cristiani o i credenti.

Inumano accelerare la morte degli anziani con meno mezzi

Qui il Pontefice lascia il discorso preparato e aggiunge una sottolineatura su un “problema sociale”, l’ “accelerare la morte degli anziani”, soprattutto quelli con pochi mezzi economici: Si danno meno medicine rispetto a quelle di cui avrebbero bisogno, e questo è disumano: questo non è aiutarli, questo è spingerli più presto verso la morte. E questo non è umano né cristiano. Gli anziani vanno curati come un tesoro dell’umanità: sono la nostra saggezza. E se non parlano, e se sono senza senso, ma sono il simbolo della saggezza umana. Accarezzare un anziano ha la stessa speranza che accarezzare un bambino, perché l’inizio della vita e la fine è un mistero sempre, un mistero che va rispettato, accompagnato, curato. Amato.

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