Che responsabilità!

Il pensiero di don Claudio per la seconda domenica di Quaresima, della Samaritana.
don Claudio Robbiati

don Claudio Robbiati

Mi accorgo sempre più spesso che per educare i ragazzi dobbiamo educarci noi adulti. Spesso i problemi dei giovani sono davvero causa di noi adulti. Per questo ritengo importantissimo un’alleanza educativa tra famiglie, parrocchia e scuola. In questa direzione vanno gli incontri che stiamo proponendo ai genitori delle elementari e a breve per quelli di m edie e superiori.

Anche l’articolo di Don Praticello che propongo alla vostra riflessione ci aiuta a riflettere su questa urgenza.

Ragazzi fragili. Mancava un esame, Diana ritrovata in un dirupo. Impariamo ad ascoltare.

“Vado all’università. Devo ritirare la tesi”. Non era vero. Le mancava un esame e non avrebbe potuto laurearsi come previsto. Diana, 27 anni, è stata ritrovata senza vita in un dirupo. Non bisogna dare per scontato niente. Ogni generazione ha il dovere di ridire ai figli le verità acquisite perché le facciano proprie. Gli ideali alti sono da proporre mai da pretendere.

Ognuno deve dare quello che può. Rispettando i propri tempi, le proprie capacità. Certamente si può, e si devono aiutare i giovani a modellare il proprio carattere, a formare la propria personalità, ma senza esercitare pressione. Tutti i genitori vogliono per i figli il meglio, ma è fondamentale che i figli percepiscano che sono amati per se stessi e non per i successi ottenuti nello studio o nella carriera.

Dobbiamo imparare tutti che anche nella debolezza c’è la nostra grandezza. Che ad ammettere e confessare quello che altri potrebbero definire un limite non c’è niente di male. Dobbiamo insistere fin da quando i figli sono piccini, senza stancarci di ripetere loro: “Ti amo perché sei tu, perché sei unico. Sono contento di stringerti tra le braccia. Sei bello, ma non ti amo per questo. Ti amerei anche se non lo fossi”.

E da grandi: “Bene, mi fa piacere che l’esame è andato benissimo. Brindiamo al tuo 30, ma ricorda che avremmo brindato anche se ti avessero dato un voto più basso”.

E voi ragazzi, aiutateci ad aiutarvi. L’amore mette le ali si piedi, è vero, ma non sempre ci permette di leggere il malessere, la sofferenza che passa nel vostro cuore. Parlate. Confidatevi con chi vi ha messo al mondo, con i vostri amici, i vostri insegnanti, il vostro don.

Raccontateci i vostri progressi – negli studi, in amore, nello sport – ma anche le battute di arresto. Noi vi amiamo così come siete.

Tutti abbiamo diritto a essere fragili, anche tu, figlio mio. I superuomini non ci interessano. La gioia non abita negli eroi ma negli uomini e nelle donne che sanno dare e ricevere amore.

Cari figli, siamo più vicini di quanto questo nostro tempo ci fa credere. Non dimenticate che abbiamo avuto la vostra stessa età solo qualche decennio fa. Sta a noi genitori ma anche a voi, generazione nuova, accorciare le distanze del solcato che, a tutti i costi, si vorrebbe scavare fra noi.

Diana, cara, cara Diana, il dolore per la tua scomparsa è grande. Sei la figlia di tutti. Ogni mamma, ogni papà oggi fa suo l’angoscia che schiaccia e opprime il tuo papà e la tua mamma. Con loro, ci chiediamo:” Dove abbiamo sbagliato?” ma la risposta o non arriva o arriva con un carico di tante altre domande.

Addio, Diana. Addio, figlia di una generazione fragile e sensibile più di quanto siamo portati a credere ed ammettere. Somma Vesuviana, la Campania, l’Italia intera piange la tua scomparsa. Assurda. Dolorosissima. Evitabile. Il dialogo schietto e sincero tra le generazioni potrà evitare in futuro simili tragedie.”

Questo è solo un caso di cronaca che, come educatore, mi ha provocato. Resta poi davanti ai nostri occhi anche tutto ciò che ogni giorno la cronaca ci riporta: il dramma dei terremotati, gli ultimi fatti di Crotone, la povera gente vittima di ogni guerra… tutto ci deve trovare pronti con la preghiera e l’attenzione concreta dove possibile.

La seconda settimana di Quaresima ci offre tante possibilità in questo senso