Il contesto segnato dal sospetto, tante volte ostile o indifferente alla Chiesa, al Vangelo e a chi ne porta l’annuncio. E, insieme, la perseverante volontà di continuare la corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, come si legge nella Lettera agli Ebrei.

Dice così l’Arcivescovo che presiede – sotto una bella ed evocativa struttura all’aperto posta al cuore del rinnovato e restaurato Centro Pime – la Celebrazione eucaristica per l’inaugurazione appunto del Centro e della Casa Madre dell’Istituto. Momento che segna anche l’inizio del Mese Missionario Straordinario dell’Arcidiocesi di Milano.

Moltissimi i fedeli, di tutte le età e di tante etnie diverse, che si affollano per la Messa concelebrata da un centinaio di sacerdoti, tra cui 6 Vescovi – oltre al vicario generale, monsignor Franco Agnesi, i padri Giuseppe Camnate e Pedro Zilli dalla Guinea Bissau, Giuliano Frigeni, vescovo in Amazzonia, Cesare Benivento fino a un anno fa in Papua Nuova Guinea, padre Vijai Raravala vescovo in India nominato solo una settimana fa -, alcuni Vicari episcopali di Zona e di Settore, il Superiore generale del Pime, padre Ferruccio Brambillasca e il direttore del Centro, padre Mario Ghezzi.

I saluti istituzionali

Prima dell’inizio della Liturgia, prendono brevemente la parola i rappresentanti delle Istituzioni. Anna Scavuzzo, vicesindaco di Milano, a cui sono accanto l’assessore alla Cultura, Filippo del Corno e il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli, ricorda il radicamento del Pime nella città e il tema dell’educazione: «Oggi non è tanto un giorno di inaugurazione, ma di rilancio in questa città che fa dell’accoglienza e dell’apertura un suo impegno, con quell’insanabile ottimismo che è motore di tutte le cose belle».

Paola Pessina, vicepresidente della Fondazione Cariplo ne richiama il nuovo slogan, “Accorciare le distanze”, in chiaro riferimento all’«energia» e alla mission sia del Pime che della Fondazione.

La Celebrazione eucaristica

In apertura della Celebrazione – animata dal coloratissimo Coro di giovani del Pime – padre Brambillasca porge il saluto di benvenuto.

«Oggi, insieme a tutti voi, inauguriamo la nuova sede della Direzione generale (a Roma per 50 anni), la Casa Madre e il Cento culturale».

Sottolineando il legame con la Chiesa ambrosiana – il fondatore padre Angelo Ramazzotti, era nato a Milano e avviò in città il Seminario Lombardo per le Missioni nel 1850 -, aggiunge: «Papa Francesco ci ha detto, “O sei missionario o non lo sei”. È una vocazione ricevuta da Dio. Questa è una Casa non per rimanere, ma per partire di nuovo. La partenza fa il Pime e fa anche questa Casa».

Nella sua omelia, l’Arcivescovo muove dalla Parola di Dio, nel capitolo V del Vangelo di Giovanni, dalla situazione presente – innegabile – e invita a guardare al futuro.

«In un certo senso anche oggi il contesto in cui viviamo è segnato dal sospetto, dal pregiudizio che i Cattolici non siano credibili, che abbiano interessi che non dichiarano, che la proposta di vita della comunità cristiana mortifichi l’umano, invece di esaltarlo, comprima la libertà invece di promuoverla. Nel contesto segnato del sospetto come sarà la missione?».

Il riferimento è alla Lettera agli Ebrei, appena proclamata. «Noi corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù: pensate a Gesù, per non perdervi d’animo.

La missione, dunque, continua così, anche se circondati dal sospetto: i discepoli di Gesù continuano ad amare, a servire, a sperare, non si lasciano indurre allo scoraggiamento dal sospetto».

È questo vale anche quando il contesto è dichiaratamente ostile con «la gente che sembra animata da un risentimento verso Gesù. Le sue parole fanno arrabbiare quelli che le ascoltano, la sua intenzione di salvare è ricevuta come una offesa da quelli che pretendono di non averne bisogno. La missione è contrastata con violenza».

Immediato pensare al martirio di tanti missionari.

«In molti Paesi i Cristiani sono esposti alla violenza fisica che distrugge le chiese e uccide; sono esposti alla polemica delle parole e delle accuse; sono considerati nemici del bene e della pace. Le testimonianze dei tanti martiri del Pime e di altri Istituti missionari raccontano esperienze impressionanti di un contesto ostile che è arrivato a uccidere coloro che sono giunti nel nome di Gesù». La consegna per tutti è sempre di non «lasciarsi zittire dalle ostilità».

Infine, quel contesto definito «indifferente» in cui «la gente di questo tempo e in questa nostra città sembra che non abbia bisogno di Dio: ciascuno può cavarsela con le sue forze; la gente di questo tempo sembra che non abbia né tempo né voglia di ascoltare una promessa di vita eterna, che non si lasci toccare neppure dal dolore altrui: ciascuno ha già le sue preoccupazioni, figuriamoci se può interessarsi delle preoccupazioni degli altri». Eppure la missione continua.

«Ecco perché oggi qui siamo radunati, perché continua la storia del Pime, perché qui c’è una casa, perché in un contesto segnato dal sospetto, la missione continua: continuiamo a partire per andare in qualunque posto si desiderata o comandata dal Signore la nostra presenza, perché noi teniamo fisso lo sguardo su Gesù e in questo ci sentiamo confortati da coloro che ci hanno preceduto e che hanno trovato anche una morte violenta».

Come padre Alfredo Cremonesi, originario della provincia di Crema, ucciso nel villaggio di Donku in Myanmar il 7 febbraio del 1953 che verrà proclamato beato il 19 ottobre prossimo.

«Questi riconoscimenti che la Chiesa offre ad alcune figure esemplari di missionari ci dicono: “anche voi correte per non farvi cadere le braccia”. A nome della Chiesa ambrosiana dò il benvenuto a questo Centro e a tutte le sue iniziative. La missione, l’evangelizzazione, portare il Vangelo altrove, è un’impresa culturale, richiede un confronto tra tradizioni, abitudini, modi di vivere. Questo andare verso gli altri abiliterà anche la nostra Chiesa ad accogliere, ad essere la Chiesa dalle genti, in cui coloro che vengono da ogni parte del mondo sono accolti come fratelli e sorelle, diventano una ricchezza che rende più giovane e aperta la nostra Chiesa e ci incoraggia a guardare al futuro come tempo di missione, tempo di coraggio, di annuncio gioioso del Vangelo».

Poi, la benedizione e la consegna del crocifisso ai missionari partenti: 3 sacerdoti (destinati rispettivamente in Messico, Cambogia e Algeria) e 6 religiose delle Missionarie dell’Immacolata che andranno in Guinea Bissau, Bangladesh, Hong Kong e Nord Africa.

Infine, la benedizione e l’inaugurazione del nuovo Centro da parte dell’Arcivescovo che ne visita i tanti locali sostando più volte davanti alle opere esposte nel Museo “Popoli e Culture” e presso i pannelli e il Tavolo multimediali che raccontano la storia e l’oggi dell’Istituto, presente con 450 missionari in 19 Paesi del mondo.

«Proseguiamo in questo desiderio di annuncio del Vangelo, di accoglienza e di alleanza, per tenere sempre vivo l’incontro delle culture che prelude alla pace dei popoli». Questo l’augurio.