Dopo tre mesi di gesso, cara grazia se stai in piedi. Osi qualche passo, magari non disdegnando una stampella o una spalla amica. A nessuno viene in mente di correre.

Nel Protocollo sottoscritto ieri dal Presidente della Cei, dal Presidente del Consiglio e dal Ministro degli Interni risuona un «Dovremmo farcela a riprendere», a riprendere in particolare la celebrazione comunitaria dell’Eucaristia. La gioia sarà misurata, scortata com’è da ragionevoli timori e da incognite pesanti. Il Protocollo intende «tenere unite le esigenze di tutela della salute pubblica con indicazioni accessibili e fruibili da ogni comunità ecclesiale». Declina così parole d’ordine inderogabili come distanziamento, protezione, scaglionamento, controllo.

Certamente avvertiamo il rischio – reale – che queste «necessarie misure da ottemperare con cura» penalizzino il senso dell’Eucaristia e del suo frutto, la sua bellezza sommamente desiderabile di comunione grata con il Signore Gesù e di comunione ecclesiale, nella libertà gioiosa dei figli di Dio. Insieme, il sensus fidei del popolo di Dio ci invita a non pretendere l’incanto di condizioni ideali per celebrare quella grazia che – lo sappiamo – mai è schizzinosa nei confronti della storia e dei suoi contrattempi, delle sue leggi e delle sue tribolazioni.

Osiamo dunque qualche passo, con pazienza. Che vuol dire con la passione dell’amore del Signore, patendo i tempi con il loro carico di disagi e di restrizioni, pazientando nell’attesa di condizioni che gradualmente consentano di celebrare ancor più degnamente l’Eucaristia.

Perché la ripresa avvenga con fiducia e pazienza, invito a far tesoro delle indicazioni che a breve, tramite i Decani, saranno fornite dall’Avvocatura della Curia, soprattutto quelle relative alla determinazione della capienza del luogo della celebrazione e alle procedure per l’igienizzazione del luogo stesso.

Inoltre vi partecipo volentieri quanto emerso già nelle passate settimane nel discernimento guidato dall’Arcivescovo:

  • Alla singola comunità pastorale/parrocchia spetta la responsabilità di prevedere e assicurare il contingentamento della partecipazione alla celebrazione secondo i criteri più consoni alla realtà locale: dalla convocazione per quartieri/rioni alla segnalazione/“prenotazione” in segreteria o tramite app ad altri ancora. In ogni caso, nell’eventualità di dover contenere il numero dei partecipanti, raccomandiamo di non escludere gli anziani.
  • Continuiamo a incentivare e sostenere la celebrazione domestica del mistero pasquale, nell’ascolto della Parola e nella preghiera che vedono all’opera la responsabilità battesimale di ciascuno.
  • Continuiamo o cominciamo ad assicurare la diffusione via streaming della celebrazione della Messa, alimentando anche così la fede e il legame comunitario per quanti non possano o non ritengano prudente partecipare alla Messa; e senza che, in proposito, si moltiplichino parole sul precetto festivo.
  • Consideriamo l’ipotesi di incrementare il numero delle Messe soltanto se la partecipazione attesa superi significativamente la capienza determinata per il luogo della celebrazione. La sintonia con attese e intenzioni del popolo di Dio consentirà certamente ai parroci e ai consigli pastorali di orientarsi con sapienza, anche mettendo in conto qualche aggiustamento soprattutto nelle prime domeniche della ripresa.
  • Almeno per l’avvio di questa ripresa, auspicabilmente per la prima domenica, cerchiamo con l’amministrazione comunale una qualche condivisione di responsabilità, così che il controllo, in specie nella fase di ingresso e di uscita dei fedeli, veda eventualmente la collaborazione della Polizia Locale e/o della Protezione Civile. In questo senso è incoraggiante quanto avvenuto per le esequie in alcuni comuni della diocesi.

Andiamo, a nostro agio nella storia, proprio sopportandone i disagi, con responsabilità civica e gioia del Vangelo. Qualche passo; un giorno correremo, chissà, anche meglio di prima.

Con ammirazione e gratitudine per la vostra dedizione, vi abbraccio.