Buone notizie: la missione continua

Per la V domenica di Avvento don Claudio suggerisce una nuova riflessione dell'Arcivescovo Mario.
don Claudio Robbiati

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Per la V domenica di Avvento il nostro Arcivescovo ci propone una nuova meditazione

Sali su un alto monte, tu che annunci buona notizie a Sion. Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la tua voce non temere; annuncia alle città di Giuda: Ecco il vostro Dio!

Abbiamo infatti buone notizie da annunciare: ecco, a te viene il tuo re! Abbiamo liete notizie per tutte le città: ci sono discepoli che preparano la strada per l’ingresso di Gesù nel cuore della città, nel cuore delle persone, nel cuore della storia, là dove Gesù desidera abitare Crederanno gli uomini del nostro tempo che ci siano buone notizie? Ci sarà una folla che precede e segue acclamando: “Osanna! Benedetto! Osanna!”?

Ecco il Signore viene! Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina. Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Viene. Ma la città, la gente forse è troppo occupata, forse non ha tempo per accogliere il Signore che viene. Viene. Ma la città, la gente è troppo sospettosa, forse non si fida, non si fida più di nessuno e ogni ingresso è circondato più di diffidenza che di disponibilità. Viene. Ma la città, la gente è troppo stanca, troppo delusa, non ha più voglia per muoversi incontro a Colui che viene. Viene. Ma la gente è altrove, ha altri pensieri, intenta ai propri affari, angosciata per i propri guai, distratta e attratta altrove da infinite seduzioni.

Quale è dunque la buona notizia, per chi è dunque l’invito alla festa perché viene Gesù?

La buona notizia è questa: noi non ci rassegniamo, non ci chiudiamo nella cerchia di coloro che rimangono, non ci lasciamo scoraggiare dall’indifferenza della gente, da quella che sembra una invincibile impermeabilità del contesto in cui viviamo, lavoriamo, affrontiamo le vicende liete e drammatiche della vita.

La buona notizia è questa: il comando del Signore vince le resistenze, permette di superare l’imbarazzo, di evitare lo scoraggiamento dei fallimenti, di respingere la tentazione della rassegnazione.

La buona notizia è questa: uniamo le forze, condividiamo i pensieri, ci appassioniamo ai tentativi, ci lasciamo provocare dalle sfide.

La buona notizia è questa: diamo forma alle Comunità pastorali come strumento più adeguato per la missione nel territorio in cui abitiamo.

La costituzione e la vita delle Comunità Pastorali non è una riorganizzazione burocratica per far fronte alla riduzione del numero dei preti. Si tratta invece di una scelta compiuta per lasciarci condurre dall’imperativo della missione e dal vento amico dello Spirito che rinnova e riforma la Chiesa in ogni tempo e in ogni luogo.

La riforma della Chiesa è opera dello Spirito e chiede a tutte le componenti della comunità cristiana di sperimentare lo stupore per le opere di Dio, di aprirsi alle novità necessarie perché la novità evangelica rinnovi la vita delle persone e delle strutture, vino nuovo in otri nuovi.

La gente, anche se non sempre lo ammette e forse neppure lo sa, ma ha bisogno di Vangelo, di speranza, di gioia: non servirà a nulla una Chiesa triste, lamentosa, stanca, nostalgica. Abbiamo valutato il cammino compiuto dal 2006 ad oggi, abbiamo riconosciuto la necessità della pastorale di insieme, abbiamo riconosciuto le fatiche, le complicazioni, le confusioni, le insoddisfazioni.

Siamo convinti che la gioia di annunciare il vangelo deve convocare e contagiare tutti, tutto il popolo di Dio, laici, laiche, consacrati, consacrate, diaconi preti: la missione non deve misurarsi sul numero e sull’età dei preti, ma sulla intensità della fede e della gioia, della carità e della speranza di tutto il popolo cristiano. La buona notizia è questa: la missione continua!

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